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Arnold Böcklin, Die Toteninsel, 1883

Arnold Böcklin, Die Toteninsel, 1883

Written by ilmaleminore

14 ottobre 2008 alle 12:12 am

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Tra sogno e realtà?

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Francesco Primaticcio, Ulisse e Penelope, 1563 circa

Francesco Primaticcio, Ulisse e Penelope, 1563 circa

Inizio a raccogliere le idee, per lavorare in parallelo con Luca sul tema del sogno – e poi, vedrete, del rapporto tra sogno e veglia, finzione e realtà.

Accostiamoci al tema leggendo due tra i più celebri sogni dell’antichità: il sogno di Penelope nell’Odissea e quello di Socrate nel Critone platonico.

Penelope narra al mendicante sotto le cui spoglie si cela Ulisse il sogno che le è apparso nella notte:

«Ma via, dunque, senti e spiegami questo sogno:
venti oche qui in casa mi beccano il grano,
uscendo dall’acqua, e io mi diverto a vederle.
Piombando dal monte un’aquila grande, becco adunco,
a tutte spezzò il collo e le uccise; riverse giacevano
in casa, in un mucchio; poi l’aquila al cielo luminoso s’alzò.
E io piangevo e singhiozzavo nel sogno,
e intorno mi si stringevano le Achive bei riccioli,
perché triste piangevo che l’aquila m’avesse ucciso le oche.
A un tratto, tornando, s’appollaiava sull’orlo del tetto,
e con parola umana mi tratteneva, mi disse:
“Coraggio, figlia del glorioso Icario; non sogno,
questa è visione reale, che si avvererà:
l’oche i tuoi pretendenti, e io t’ero aquila prima,
ma ora torno e sono il tuo sposo legittimo,
e ai pretendenti tutti darò morte ignobile”.
Così diceva, e mi lasciò il sonno di miele;
guardandomi intorno l’oche in casa rividi,
che il grano beccavano in giro alla vasca, come al solito».
E rispondendole disse l’accorto Odisseo:
«O donna, non è possibile interpretare il sogno
voltandolo ad altro, poiché lo stesso Odisseo
ha detto come s’avvera; ai pretendenti minaccia rovina,
a tutti, nessuno sfuggirà morte e Chere».
E a lui rispose la sapiente Penelope:
«Ospite, i sogni sono vani, inspiegabili:
non tutti si avverano, purtroppo, per gli uomini.
Due son le porte dei sogni inconsistenti:
una ha battenti di corno, l’altra d’avorio:
quelli che vengon fuori dal candido avorio,
avvolgon d’inganni la mente, parole vane portando;
quelli invece che escon fuori dal lucido corno,
verità li incorona, se un mortale li vede.
Ma a me non di qua, penso, il terribile sogno
venne: troppo sarebbe caro a me e al figlio mio!»

(Omero, Odissea, canto XIX, vv. 535-569, trad. di Rosa Calzecchi Onesti)

SOCRATE. Ma perché sei venuto a così buona ora?
CRITONE.
O Socrate, per arrecarti una dolorosa novella; a te no, lo vedo; ma dolorosa e nera a me e a tutt’i tuoi amici: per me io sento che non ci reggo.
SOCRATE.
Che è? è arrivata la nave da Delo, la quale come arriva, io avrò a morire?
CRITONE.
Ancora no: ma io mi penso ch’ella abbia ad arrivare oggi, secondoché dicono alcuni, venuti da Sunio, dove la lasciarono. Ah! dalle loro novelle è chiaro che oggi arriverà bene, e domani di necessità è che tu abbia a finire la tua vita.
SOCRATE.
In buona pace, o Critone: se così piace agli Iddii così sia. Ma io non credo che arriverà oggi.
CRITONE.
D’onde l’argomenti?
SOCRATE. Te lo dirò. Non ho io a morire il giorno appresso che sarà tornata la nave?
CRITONE.
Così dicono quelli che comandano in siffatte cose.
SOCRATE.
Ora io non credo che arriverà oggi, ma domani. Ciò argomento da una certa visione che io ebbi in sogno poco fa, stanotte: e forse tu hai fatto bene a non isvegliarmi.
CRITONE.
Quale?
SOCRATE.
Pareva a me di vedere una donna bella e d’avvenevoli forme, vestita di vestimenta bianche; la quale verso di me venendo, mi chiamò, e così disse: O Socrate, al terzo dì perverrai alla zollosa Ftia.
CRITONE.
Che sogno strano!
SOCRATE.
Ma chiaro, mi pare.

(Platone, Critone, 1-2 [43c-44b], trad. di Francesco Acri)

Written by ilmaleminore

3 ottobre 2008 alle 9:45 pm

Pubblicato in IV A linguistico

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